
Un bel fumetto, le cui tavole ho avuto il piacere di leggere in una ARCI in quel di Lucca durante l’ultima fiera del fumetto.
Qua informazioni e link per comprarlo, oltre a qualche tavola gratuita:

Un bel fumetto, le cui tavole ho avuto il piacere di leggere in una ARCI in quel di Lucca durante l’ultima fiera del fumetto.
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La sinistra (ex) parlamentare si è finalmente accorta della necessità di cambiare registro per quanto riguarda il fascismo e le sue recrudescenze. Non può che far piacere la solidarietà espressa dal segretario del PdCI torinese “Mao” Calliano ai giovani antagonisti che lo scorso sabato hanno difeso il Centro di Torino da leghisti e fascisti. Aspettiamo che anche Rifondazione la smetta di essere così reticente:
Dopo gli scontri in piazza si scatena la bagarre fra i partiti. La miccia è la nota in cui Maurizio Calliano, segretario provinciale del Pdci, esprime solidarietà e «totale sostegno» agli antagonisti che hanno assaltato di gazebo del Carroccio. «10-100-100 gazebi della Lega Nord distrutti», è lo slogan di Calliano, pienamente d’accordo con «gli ignoti che hanno deciso che non può avere spazio pubblico in una città come Torino una forza politica come la Lega Nord che incita all’eliminazione dei bambini rom, che plaude a quei poliziotti che hanno denudato una donna somala all’aereoporto di Ciampino, che insiste per non prestare le cure mediche ai clandestini». Negli incidenti sono rimasti lievemente feriti due militanti della Lega tra cui il figlio di Mario Carossa, capogruppo del Carroccio nel consiglio comunale di Torino.
Il sindaco Sergio Chiamparino, subito dopo gli scontri, ieri ha condannato «l’intolleranza politica nei confronti della Lega Nord». Il senatore Enzo Ghigo, coordinatore regionale del Pdl ha condanna il sostegno morale dato da Calliano agli antagonisti. «È grave e irresponsabile – ha detto – che un rappresentante di una forza politica presente in molte amministrazioni locali condivida con parole deliranti e inaccettabili le motivazioni che hanno spinto gli anarchici ad attaccare con violenza». «Esprimere solidarietà a chi ha aggredito i militanti leghisti, significa condividere l’intolleranza e la violenza – aggiunge Ghigo – di cui troppo spesso frange estremiste della sinistra, vicine a quelle stesse realtà politiche che in Valle Susa, alleate con il Pd, osteggiano la Tav, si sono rese protagoniste a Torino». La solidarietà del Pdl, invece, «va agli alleati della Lega – continua Ghigo – con l’auspicio che i dirigenti del Pdci si dissocino dalle dichiarazioni del loro segretario provinciale. Mi stupisce, inoltre – conclude Ghigo – il fatto che, a parte l’apprezzabile solidarietà alla Lega espressa da Chiamparino, i partiti del centosinistra e le altre realtà istituzionali locali, presidente Bresso in testa, – conclude il coordinatore Pdl – si siano distinte per un assordante silenzio».
Anche Roberto Cota, capogruppo alla Camera e segretario piemontese della Lega Nord si dice allibito dalle parole di Calliano. «Visto che non può passare l’idea che la città di Torino sia in mano a questa gente – spiega Cota – domani mattina sarò presente al volantinaggio organizzato dai giovani della Lega. Cota punta il dito contro il segretario Pdci: «Sono a dir poco allibito dalle sue dichiarazioni: plaude alle violenze. E lo sono ancor più se penso che, ancora per pochi mesi, questi signori saranno al Governo della Regione Piemonte con la presidente Mercedes Bresso».
http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/78441/
Intanto comunque anche Ferrero fa qualche passo avanti, abbastanza “divertente” diciamo:
..ai compagni della FGCI torinese ed al loro splendido striscione esposto all’ultima Conferenza Nazionale.

Le vacanze son finite, le pause esami pure e si torna stanchi e stressati a studiare (manco tornassimo a spalare sale nel Sulcis..). Il blogmaster si ripromette di dare maggiore continuità agli aggiornamenti di questo piccolo spazio, compatibilmente con i miei studi. Inizio (e non potrei fare altrimenti) con una perla recentemente uscita sul web: le direttive di Iannone ai suoi uomini. Alla faccia della mentalità di strada e del coraggio.. :
questa mattina sono avvenute 3 aggressioni ai nostri danni in 3 diverse città.
a napoli 2 ragazzi sono stati aggrediti da una 15ina di antifascisti, sto partendo a minuti per vedere come stanno e capire meglio la dinamica.
a verona una zuffa 3 contro 3
a torino 6 dei nostri (di cui il più grande 21) contro una 15ina di quarantenni.
evidentemente dopo le 40 aggressioni subite da cpi lo scorso anno, qualcuno ha deciso che la strada intrapresa è quella giusta.
adesso qua non voglio commenti nè altro.
voglio solo che leggiate e che capiate bene che d’ora in poi qualsiasi volantinaggio, banchetto o altro deve essere fatto in gran numero e
SEMPRE CON LA TELECAMERA e che bisogna tenere gli occhi aperti anche quando si va in giro.
queste merde maledette sono impunite e spalleggiate, ma questo non vuol dire che vinceranno loro.
in guerra e in pace chi ha “organizzazione” vince.
mantenere calma, sangue freddo e visione d’insieme è fondamentale.
IO DEVO ESSERE AVVISATO SUBITO,
qualsiasi cosa succeda e a qualsiasi ora del giorno e della notte
e in contemporanea deve essere avvisato il nostro avvocato.
dobbiamo fare denunce contro ignoti e preparare in velocità comunicati.
lo sò è terribile ma funziona così.
ai fini della legge chi presenta prima la denuncia ha vinto.
evitate di accettare il loro sporco, infame gioco fino all’ultimo ma se siete aggrediti e non c’è altra possibilità pretendo che combattiate come leoni.
chi scappa prende il resto.
non dobbiamo indietreggiare neanche di un millimetro ma andare avanti decisi, compatti e serrati.
a testuggine.
Stanchi e fiaccati da una dura campagna elettorale ed ancora non al sicuro dai suoi contraccolpi politici, torniamo ad occuparci del tema dell’antifascismo con una bella lettera (pubblicata su Liberazione del 13/06/09) dei compagni di Maldestra sull’intervista concessa a Iannone su L’Altro.
Imbarazzo o rabbia, o forse entrambi. E’ difficile scegliere le parole con cui rapportarci ad alcune scelte de “l’Altro”, il quotidiano diretto da Piero Sansonetti, nato per esprimere una «nuova idea di sinistra capace di rompere i tabù e dialogare oltre i vecchi steccati». Intenti legittimi, solo che sulle colonne de “l’Altro” gli interlocutori sono quelli che non ci si aspetterebbe mai in un giornale che si fregia del sottotitolo “la sinistra quotidiana”. Qualche esempio? Un’intervista a Iannone, capo dei “fascisti del terzo millennio” di Casapound, senza contraddittorio alcuno, quasi un volantino di propaganda, in cui si bercia contro l’antifascismo; il racconto dell’incendio di Casapound Bologna, con tanto di eroica descrizione del federale locale “personaggio interessante e controverso”: definizione perlomeno curiosa per chi, neanche due anni fa, è finito in carcere con l’accusa di associazione a delinquere con l’aggravante razzista per una quindicina di pestaggi. Ma non c’è da stupirsi se su “l’Altro” a scrivere di tutto ciò è Ugo Maria Tassinari, studioso della destra radicale che partecipa e promuove però le iniziative dei neofascisti stessi. Oppure se ad occuparsi di futurismo è Miro Renzaglia, animatore della galassia culturale della destra radicale e firma di NoReporter, sito d’informazione gestito da Gabriele Adinolfi, ex Terza Posizione, che ogni anno non manca di ricordare con un articolo il compleanno di Adolf Hitler. Sono questi gli steccati da superare? La ricerca di un approccio “laico” alla società deve proprio passare per la legittimazione di chi, pur spacciandosi per “post”, in realtà è sempre lo stesso fascista e xenofobo di sempre? Perché forse Sansonetti e “l’Altro” non si sono resi conto che non solo quasi tutti i quadri di Casapound provengono dal Movimento Politico sciolto in base al decreto Mancino, dopo uno stillicidio di violenze xenofobe, ma che la loro cultura è tutto fuorché nuova, come indicano i riferimenti espliciti allo squadrismo e alla Rsi. Non è nuova la loro violenza, quella delle mazze tricolori contro gli studenti a Piazza Navona, o quella dell’assalto alla casa occupata di Casalbertone a Roma. Non sono nuovi nemmeno i loro protettori politici: la giunta omofoba e xenofoba di Flavio Tosi, a Verona, o quella romana di Gianni Alemanno, secondo cui aggredire un immigrato al grido di “sporco negro” è un problema di “bullismo”. Chissà come fanno Sansonetti e “l’Altro” a guardare in questi giorni con preoccupazione alla deriva xenofoba che travolge l’Italia e l’Europa e allo stesso tempo flirtare intellettualmente con i fasciofuturisti che non solo si sono presentati in precedenza alle elezioni nel cartello elettorale guidato da Berlusconi, ma condividono con la destra politica idee e contenuti in materia di sicurezza, immigrazione, rifiuto della società multiculturale, eccetera eccetera. Un conto è fare informazione, anche in modo spregiudicato, altro è condividere nei fatti la strategia politica che un pezzo della destra radicale italiana sta perseguendo da anni: rappresentare se stessa come un universo nuovo, pragmatico, scevro da dogmi e pregiudizi, capace di dialogare con tutti. Non solo, il superamento del binomio fascismo/antifascismo, la ricerca di una sintesi superiore, ha poco a che vedere con la voglia di uscire dal Novecento. C’è chi queste cose le diceva già 30 anni fa: si chiamava Terza Posizione, ed è stata sciolta all’indomani della strage di Bologna. Queste poche righe vogliono essere un contributo per chiudere una fase di eccessiva ingenuità con cui stampa e mass media, al di là della presunta provenienza culturale e politica, offrono riflettori a quei rottami del peggior fascismo che in modo sempre più furbo si riaffacciano nei nostri territori. maldestra.noblogs.org, madrixromacittaperta.noblogs.org via e-mail
Dal sito di Liberazione.
Notizia vecchia, ma mai abbastanza diffusa, con aggiornamento..

Alle prossime elezioni comunali a Verbania la lista del neonato Popolo delle Libertà ospiterà un candidato di Casapound. I “fascisti del terzo millennio”, come amano definirsi, hanno recentemente annunciato di aver concluso l’accordo con il partito del predellino dopo aver intavolato trattative anche con la Lega Nord. Il candidato di Casapound sarà Gianluca Padovan, coordinatore locale del Blocco Studentesco, gli studenti di Casapound, l’allegra combriccola di balilla che annovera tra le sue file i bastonatori di Piazza Navona. Il Blocco Studentesco è guidato a livello nazionale da Francesco Polacchi, spranga tricolore in mano a Piazza Navona, già arrestato nel 2007 con l’accusa di tentato omicidio. Gente tranquilla.
I sedicenti “ribelli non conformi” faranno così campagna elettorale per il partito di Berlusconi, nota attività ribelle e non conforme… Ah, cosa non si farebbe per una poltrona! E pensare che qualche giornalista locale aveva iniziato a credere alla sincerità della propensione sociale del movimento neofascista. A forza di trovate mediatiche e comunicati in cui professavano la loro viscerale contrarietà alla chiusura della scuola pubblica, il loro favore allo stato sociale e la sincera denuncia della piaga delle morti sul lavoro, in redazione qualcuno aveva abboccato. Ma ora la maschera cade e si preparano a raccogliere voti per chi sta smantellando le ultime apparenze di welfare state, per chi taglia fondi all’istruzione costringendo le università a privatizzarsi (con buona pace del diritto allo studio) e per chi sta dimezzando le pene per i datori di lavoro che non rispettano le disposizioni di sicurezza sui luoghi di lavoro. Come la mettiamo? E il PdL, almeno nelle intenzioni del suo illustre fondatore, non avrebbe dovuto essere il “partito dei moderati italiani”? Ad ora ha perso per strada i centristi dell’Udc e imbarcato il movimentino neofascista Azione Sociale di Alessandra Mussolini (che, ricordiamo, era uscita da An dopo il viaggio in Israele di Fini). Adesso arrivano anche i “fascisti del terzo millennio” a sostenere la candidatura a sindaco dell’ex missino Zacchera, uno dei firmatari del ddl 1360 che tende ad equiparare la X mas e le brigate nere ai partigiani e alle forze armate che combatterono il nazifascismo. Intanto nel capoluogo del Vco la campagna elettorale è già partita. Per sabato 4 aprile Casapound ha organizzato a Verbania un incontro alla presenza di Simone Di Stefano, responsabile nazionale dell’organizzazione, uno che dice «se leggiamo esattamente la “Dottrina del Fascismo” scritta da Mussolini e Gentile, su quello ci riconosciamo in pieno». Il tutto avverrà nel lussuoso Hotel Pallanza, il cui proprietario è proprio il candidato sindaco Zacchera. Ex e neo camerati si rincontrano, dunque. Una mossa ben studiata per rassicurare l’elettorato, alla faccia della “svolta antifascista” di Fini. Tranquilli, si può continuare ad essere fascisti anche votando PdL.
http://infame.noblogs.org/post/2009/03/31/il-pdl-imbarca-casapound
Gianluca Iannone, leader e fondatore di Casapound, sarà domani (29 Maggio) a Verbania per sostenere il candidato del suo micromovimento neofascista nella lista del Pdl. Iannone, già militante del Movimento Politico Occidentale (sciolto con la legge Mancino contro la discriminazione razziale) è stato recentemente condannato a 4 anni di carcere per il pestaggio di un carabiniere avvenuto a Predappio, dove il neofascista romano si trovava per prestare servizio nella “Guardia d’Onore Benito Mussolini” in occasione dell’anniversario della morte del Duce. Il leader di Casapound era già stato condannato in passato per altri fatti di violenza.
Domani a Verbania ci sarà anche Roberto Calderoli, punta di diamante dell’intellighentia leghista e Ministro per la Semplificazione (i maligni dicono che non poteva fare altro). Iscritto nel 2007 nel registro degli indagati nell’indagine Antonveneta-Fiorani con l’ipotesi di appropriazione indebita. Intellettuale raffinato, a lungo si è interrogato sulla “civiltà gay” («ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni… Qua rischiamo di diventare un popolo di ricchioni»), sul rapporto religione-politica (“Il cristiano che vota a sinistra si schiera dalla parte del peccato e del demonio”) e sui diritti civili («Dare il voto agli extracomunitari, non mi sembra il caso, un paese civile non può fare votare dei bingo bongo che fino a qualche anno fa stavano ancora sugli alberi»).
Ha una certa affinità con il mondo suino per almeno due ragioni. Primo: è stato il propositore del “maiale day” contro le moschee. Secondo: nel 2006 scrisse una legge elettorale che lui stesso definì “una porcata”. Dizionario della lingua italiana, porcàta: sf. volg. atto o comportamento tipico di un porco.
http://infame.noblogs.org/post/2009/05/28/passeggiate-elettorali
Trovata sulla rete romana di indymedia, questa analisi evidenzia bene alcune delle novità che stanno emergendo nell’azione di Casa Pound ed è a nostro dire abbastanza “avanti” rispetto alla media di ciò che è sino ad ora stato prodotto dai compagni.
Analisi di “Sorpasso Neuronico” il documento politico dell’ex Terza Posizione ed ideologo di Casa Pound Gabriele Adinolfi.
La diaspora dalla Fiamma
Il tentativo di Adinolfi e Iannone di prendere pieno possesso del Movimento Sociale Fiamma Tricolore si è arenato qualche mese fa. Le componenti “movimentiste” raccolte negli ultimi anni attorno alla Fiamma hanno così preso vie diverse. Chi è rimasto nel partito, almeno formalmente, Veneto Fronte Skinhead; chi si è messo la cravatta ed è entrato in Alleanza Nazionale, Castellino e AIR. ; chi ricatta sottobanco Alemanno, Boccacci e la sua Militia e chi infine ha ripreso l’idea vecchia di quindici anni del network nero alla Base Autonoma, aggiornandolo e arricchendolo si intende, Casa Pound. E’ proprio quest’ultima componente, che faticosamente sta tentando di ergersi a faro del movimentismo di destra, il prodotto ultimo della risalita della china da parte del “tesoriere” di Terza Posizione.
La desistenza col PdL
Nel documento Adinolfi teorizza il ritorno di Casa Pound alla vecchia strategia della desistenza col centrodestra datata 2005. L’esperimento pilota come sempre fu il Lazio; Casa Pound in quell’occasione ottenne grazie ad un accordo sottobanco con An una candidatura nella Lista Storace in occasione delle elezioni regionali. Germano Buccolini detto “Gerry” raccolse però poche centinaia di voti e non venne quindi eletto. La svolta romana che ha determinato l’elezione a sindaco di Alemanno e la schiacciante maggioranza parlamentare acquisita dal PdL hanno schiuso inediti orizzonti per Casa Pound.
Abbandonata la Fiamma l’area di Casa Pound si configura oggi come una sorta di network aperto ai più disparati contributi. Non più un azione politica a 360° come quella propria di una formazione partitica bensì pochi ma mirati ambiti d’intervento. Messo da parte l’orgoglio identitario Adinolfi schiude nuovamente le porte all’opzione camerati-candidati nelle liste civiche o in quota PdL: qualche nome quindi su cui concentrare le preferenze ma diretta espressione di quei ristrettissimi ambiti d’intervento. (1) (6) In questo modo verrebbe così meno l’imbarazzo (?) politico del PdL per l’ostentato neo-fascismo di Casa Pound; una singola candidatura all’interno delle loro liste passa quasi inosservata se poi si riesce a schierare un perfetto incensurato il gioco è fatto. Una volta ottenuto il proprio referente nelle istituzioni, come esplicitamente teorizzato nel documento, si può tranquillamente fare Lobby costruendo un vero e proprio gruppo di pressione con cui partecipare alla spartizione delle torte economiche istituzionali. (2) Lobby come strumento quindi per ampliare il raggio d’azione ed intervento di Casa Pound. Consiglieri Municipali, Comunali, Regionali, Deputati e Senatori garanti dell’ “area Casa Pound”. (3)
Strutturazione
L’azione nel sociale diventa così il principale mezzo con cui sdoganare Casa Pound e allontanare la tetra ombra neofascista. Attraverso la costituzione di associazioni, cooperative e comitati del resto si raggiungono due obiettivi. Il primo guadagnare le “coperture” puramente formali con cui penetrare in alcuni quartieri strategici delle città e, laddove è possibile, farsi assegnare gratuitamente degli spazi in cui formalmente si erogano servizi alla cittadinanza, sostanzialmente si allestisce il più classico dei covi fascisti. Il secondo, altrettanto importante, la possibilità di partecipare grazie alla forma associativa ai vari bandi sociali e culturali di Comuni, Province, Regioni e Comunità Europea con cui ottenere la fetta pattuita di finanziamenti istituzionali dal PdL. In questa duplice chiave diventa centrale il rapporto con tutto il terzo settore legato storicamente all’Msi prima e alla destra sociale di An oggi. Contestualmente la strutturazione passa dalla proposizione di un progetto “culturale” ben più ardito. In questo senso si cerca a tutti i costi una relazione positiva con i più disparati ambienti estranei al neo-fascismo, dall’autore letterario presunto di sinistra al maestro dei tatuaggi gli utili idioti non mancano, proprio per sdoganare l’intera area. La parola d’ordine è quindi trasversalità in modo da veicolare in primis negli ambienti borghesi moderati una percezione di Casa Pound plurale e democratica. L’ampliamento della visibilità politica, altro elemento cruciale nel processo di strutturazione, passa non solo da concerti, pub, punti vendita ma soprattutto da scuole e università, i luoghi pubblici per eccellenza in cui fare proselitismo fra i giovanissimi. Si tratta comunque di una visibilità caratterizzata dalla cosiddetta aggressività comunicativa.(Fontana di Trevi, Bolla del Grande Fratello, Manichini impiccati) (4) (5)
Il network nero
“[…] Ora ci sono tre modi per convivere con questa conflittualità: assistervi da passivi, arruolarsi in marina (diventare cioé attivisti di base del PdL o affini) oppure passare alla logica corsara. E i corsari non stanno tutti sulla tolda di una sola nave.
[…]” pag.27 La costituzione del gruppo di pressione/Lobby richiede, secondo Adinolfi, trasversalità alle varie formazioni politico-partitiche, è necessario quindi esprimere i candidati sondando le migliori offerte senza preclusioni di sorta nei confronti di nessuno. Il cuore del documento risiede quindi proprio nell’eliminazione degli steccati identitari con An, Forza Nuova e le altre “comunità militanti”. Quindi addio pregiudiziali “badogliane” nei confronti di An, Casa Pound lancia ponti in primis alla base sociale e nostalgica di An. […] Abbandonando i preconcetti e le preclusioni e intraprendendo le relazioni preferenziali su due basi: quelle della qualità degli uomini e quelle dell’impegno oggettivo. Basta con le etichette e con le colonne dei buoni e dei cattivi! Qui nel Lazio esistono forze militanti di An (oggi PdL) che danno lezioni a molti, a quasi tutti, sia di stile, sia di fedeltà al fascismo in tutte le sue manifestazioni (ivi comprese le inaugurazioni di vie o piazze per Ettore Muti o Alessandro Pavolini); che danno lezioni di milizia, di lealtà, di dedizione, di solidarietà. La lista è lunga; per citarle solo in termini “metapolitici” esse sono il Foro, il Reazionario, 2punto11, Teseo Tesei; e non sono esclusivamente metapolitiche.[…] pag.28 (7)
Dopo averci flirtato per anni Adinolfi assegna la patente di buoni squadristi alle suddette organizzazioni di An. In termini pratici significa la sostanziale volontà di Casa Pound di giovarsi del pluriennale sdoganamento politico di Alleanza Nazionale e delle organizzazioni ad esse collegate. (Azione Giovani ed Azione Universitaria). Altresì viene privilegiata la collaborazione con la base militante ex-missina di An badando a capitalizzare i rapporti anche con “esponenti di altra matrice”. (8) Si nota infatti come i rappresentanti istituzionali non legati ad An siano infatti molto più disponibili al confronto, motivo per cui e qui l’ammissione è esplicita:
[…] Questo significa che è meglio il PdL della destra estrema? Politicamente sì se si tengono in conto le dirigenze, le prospettive e persino i programmi […] pag.29
In definitiva viene rispolverata l’idea del network nero con Casa Pound come faro e primus inter pares delle diverse comunità neofasciste. Adinolfi sta ben’attento a non proporre federazioni, network o tantomeno partiti, sostiene formalmente la necessità di mantenere ciascuno le autonomie gerarchiche in nome di progetti reali comuni promossi attraverso blog, conferenze e associazioni trasversali alla destra. (9) (10) In realtà il tentativo di Adinolfi e Casa Pound è quello di accreditarsi come unico referente per le organizzazioni alla destra del PdL ottenendone in cambio visibilità politica e soldi di sottogoverno, tanti soldi con cui divenire garante della pace sociale. Un tempo agrari e latifondisti, oggi banchieri e palazzinari.
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(1) […] E in ogni caso, se proprio non se ne potesse fare a meno d’inseguire questa cantilena, i numeri e le esperienze parlano chiaro: si portano a casa più risultati nelle liste civiche o con candidature indipendenti che non ingessandosi in liste che dovrebbero rappresentarci e che poi, non si sa com’è, tra nullità e farabutti, sono sempre zeppe di personaggi impresentabili e, soprattutto, non hanno niente da dire. […] pag.12
(2) […] Riguardo alla strategia non faccio che ripetermi. Ritengo che il potere sia stratificato su tre livelli del tutto divaricati e che se ne debba tener conto per: localizzarsi, fare lobby e partecipare alla qualifica delle élites. […] pag.19
(3) […] Deve investire culturalmente e simbolicamente le élites; costruire strutture lobbistiche e quindi politiche, che consentano di mantenere aperti i luoghi d’incarnazione di un’Idea del mondo e di garantire spazi di libertà e socialità comuni; realizzare localizzazioni che salvaguardando tradizioni etniche e culturali, favoriscano produzione e autonomia, in chiara prospettiva imperiale. […] pag.21
(4) […] L’ organizzazione poi dev’essere innanzitutto strutturale piuttosto che, come avviene ancora oggi, formale: entità che producano e che agiscano nel sociale, nel culturale, nell’economico e nel politico. […] pag.22
(5) […] La visibilità deve persistere nella vita d’ambiente (concerti, pub, punti vendita); deve moltiplicarsi negli ambiti giovanili (licei, università); deve modificarsi pienamente nell’interventismo sociale laddove sigle trasversali e rapporti dialettici e non fanatici sono premianti. Senza contare che una serena e ingegnosa aggressività comunicativa (Casa Pound, Rosso Trevi) ottiene proscenio anche sui media principali che più di una volta si sono dimostrati empatici: è accaduto persino per la Guardia d’Onore Benito Mussolini! […] pag.27
(6)[…] Passare alla Tortuga significa però abbandonare definitivamente una fata morgana: quella della costituzione del partito dei fascisti che vada a fascistizzare la società. Questa strada porta in un vicolo cieco e serve solo a puntellare poltrone cadenti, a favorire quelle figure imbarazzanti che facciamo tutti quando intervistano qualcuno che “ci rappresenta”, ci fa puntualmente vergognare di essergli accanto e ci dà, infine, la misura della nostra, straordinaria, geometrica impotenza. […] pag.26
7)[…] E l’elenco può crescere. Per anni mi si è ribattuto che questo accade solo nel Lazio ma ho scoperto realtà interessanti in Romagna, in Lombardia, in Sardegna per non parlare di intere correnti di Azione Giovani e di Azione Universitaria che affermano cose che nemmeno Ordine Nuovo.[…] pag.28
(8)[…] Se ne deduce che l’attenzione sinergica fuori dall’area dr propriamente detta deve privilegiare le basi militanti e diversi quadri del partito ex missino, ma la dialettica politica per trovare sponda deve invece orientarsi piuttosto verso esponenti di altra matrice. Non se ne può fare un ragionamento sistemico senza incorrere in errori da troppa semplificazione, ma non si può non tener conto di quanto ho premesso e cioé: a) esistono componenti serie in An che non hanno nulla da imparare dalla destra estrema neanche sul piano etico; b) si tratta di componenti giovanili ma anche di quadri; c) i rappresentanti istituzionali più aperti al confronto non vengono solitamente da An. […] pag.29
(9)[…] E operando per questo fine bisogna tener ben presente che al di qua dello steccato artificiale che permette ai ras di pascere e che irrigimenta e neutralizza le energie ci sono notevoli comunità che hanno tanto da dare e da insegnare sia pure in misura e qualità differente; da Casa Pound alle Osa fino ad Orion, da Cuore Nero a sezioni locali della Fiamma Tricolore e di Forza Nuova per non parlare di diverse realtà locali autonome sparse per la penisola tra cui alcune, ma non tutte, “Comunità militanti”. Tutte queste realtà, da ambo i lati della linea fittizia, mantenendo le dovute autonomie e i supporti gerarchici, dovrebbero confluire non in contenitori o federazioni bensì in progetti reali che ne vincolino i militanti oltre il già forte rapporto di fratellanza che si ribadisce alle feste con la stretta dell’avambraccio. […] pag.29
(10) […]Associazioni culturali, giovanili o universitarie dell’area istituzionale: Promuovere incontri e confronti, conferenze, cooperazioni su riviste e blog, sollecitare corsi di comunicazione e partecipare al “think tank”. […] pag.33
Come avrete notato questa settimana il blog non è stato aggiornato. Ci stiamo avvicinando a delle elezioni europee molto importanti per le forze di sinistra di questo paese ed alcuni di noi sono impegnati in questa campagna elettorale in prima persona.
Non vogliamo però far passare sotto silenzio un fatto grave: l’arresto dei compagni antifascisti Fabio e Marco. A loro esprimiamo tutta la nostra vicinanza e solidarietà.
Domani, martedì 26 Maggio, il giudice deciderà se farli restare in carcere o meno. Ci auguriamo che opti per la scarcerazione e che possano tornare tra noi da uomini liberi.
Allo stesso modo esprimiamo solidarietà ai compagni Domenico e Alessandro, arrestati in occasione del G8 dell’Università.
Il fatto che a Torino nell’ultima settimana siano tornate a tintinnare le manette non è certamente un caso.
Per gli aggiornamenti rimandiamo alla pagina piemonte di Indymedia: http://piemonte.indymedia.org/
Nato a Torino il 27 marzo 1925, caduto nella stessa città il 18 maggio 1944, motorista, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.
Intorno a mezzogiorno la notizia era già arrivata, creando viva eccitazione, nelle grandi fabbriche di Torino: “Stanno sparando contro le brigate nere in Borgo San Paolo”. In realtà erano i fascisti e i tedeschi che, con l’appoggio di un carro armato e di un’autoblinda, dalle 11 scaricavano gragnole di colpi contro le finestre del secondo piano di un edificio di via San Bernardino. Dalla casa, ogni tanto, partivano brevi, precise raffiche di mitra e qualche lancio di bombe a mano. Ad un certo punto una carica di tritolo bloccò anche il carro armato. Poi i colpi che arrivavano dalla casa si fecero sempre più radi e ad un tratto ad un balcone apparve la figura di un uomo; il giovane si avvicinò vacillando alla ringhiera, levò in alto il pugno chiuso in un ultimo gesto di sfida e si lasciò cadere nel vuoto. Così morì Dante di Nanni, che già pochi giorni dopo fu proclamato “Eroe nazionale” dal Comitato militare del CLN regionale piemontese.
Il ragazzo era figlio d’immigrati pugliesi. A 15 anni era entrato in fabbrica, ma aveva continuato a studiare in una scuola serale. A 17 si era arruolato in Aeronautica e nell’agosto del 1943 era motorista al I Nucleo addestramento caccia di Udine. L’8 settembre del 1943 non segnò il ritorno a casa ma, con l’amico Francesco Valentino, poi impiccato dai fascisti in corso Vinzaglio a Torino, l’inizio della lotta contro i nazifascisti in una piccola banda nelle vicinanze di Boves.
Dispersa la formazione, Di Nanni, sempre con Valentino, alla fine di dicembre riuscì a riparare nella sua abitazione torinese. L’inattività durò poco. Alla fine di gennaio, i due ragazzi erano già entrati nei G.A.P. comandati da Giovanni Pesce. La notte del 17 maggio Pesce, Di Nanni, Bravin e Valentino attaccano una stazione radio sulla Stura; prima di farla saltare in aria disarmano i nove militi che la presidiavano e, sulla promessa che non avrebbero dato l’allarme, salvano loro la vita. I gappisti, invece, vengono traditi e sono sorpresi da un intero reparto nemico.
Nello scontro, i quattro rimangono tutti feriti, ma riescono a sganciarsi. Il più grave è Di Nanni, raggiunto da sette proiettili al ventre, alla testa e alle gambe. Pesce, ferito ad una gamba, riesce a trascinare Dante in una cascina e, all’alba, a farlo trasportare nella base di borgo San Paolo. Qui un medico antifascista vede il ferito, ne ordina l’immediato ricovero in ospedale e Pesce lascia Di Nanni per organizzarne il trasporto. Quando ritorna, i fascisti, avvertiti da una spia, stanno già sparando contro la casa di via San Bernardino.
Tratto dal sito dell’ANPI: http://www.anpi.it/uomini/dinanni.htm